Personaggi Illustri

Personaggi Illustri

Rionero nella sua storia ha avuto molti personaggi illustri che hanno avuto ruoli di primo piano nella vita nazionale e che hanno, con le loro opere e con il loro impegno quotidiano, dato lustro alla città. E' il caso di Giustino Fortunato (junior) che si è impegnato molto per la crescita più generale del Sud e che ha posto all'attenzione nazionale, e non solo, la famosa “Questione Meridionale”. Nato a Rionero in Vulture il 4 settembre 1848, dopo aver ricevuto le prime erudizioni dallo zio Gennaro, con il fratello Ernesto, si trasferì a Napoli per gli studi medi e universitari. Nel 1870 si laureò in Giurisprudenza, inizia la sua politica nel 1880, fu deputato fino al 1909, anno in cui fu nominato senatore del regno. Rifiutò vari ministeri offertigli dal Coppino e dal Genala. Fu sempre attivo in parlamento, con i suoi interventi su importanti questioni quali i Monti Fromentari, la Questione demaniale, la malaria, le necessità del Mezzogiorno, tra questi la costruzione di ferrovie e le opere di bonifica per debellare la malaria. A lui Rionero deve la strada ferrata che fu inaugurata il 9 agosto 1892 nel tronco Rocchetta-Rionero e il 21 settembre 1897, nella tratta fino a Potenza. Allo studio dei problemi economici e sociali, Giustino Fortunato affianca le ricerche storiche. Scrisse varie monografie sulla Valle di Vitalba e vari scritti ristampati nella raccolta: il Mezzogiorno e lo Stato Italiano, pagine ricordi parlamentari, scritti vari, le strade ferrate dell'Ofanto. Acquista il Palazzo Corona a Rionero per crearvi un asilo, un altro ne fonda a Lavello. Giustino Fortunato si definisce un moderato, in realtà spesso “bastian contrario”, solitario e appartato. Negli ultimi anni di vita Fortunato si chiedeva quale fosse in realtà la sua identità politica. Fu amico di politici e intellettuali: Salvemini, Amendola, Nitti, Gaetano Mosca; negli ultimi anni della vita si legò a Zanotti Bianco e ai fratelli Rosselli, un rapporto particolare ebbe con Croce. Non mancano rapporti polemici con Salvemini e di una sorta di “relazione dialettica” con Nitti che fu tuttavia da giovane molto legato a Fortunato, quando entrambi vivevano a Napoli. Con Croce condivise tante amarezze durante il fascismo. Insieme, però, difesero un concetto fondamentale e importante per la storia dell'Italia contemporanea: LA DIFESA DELLA LIBERTA'.I punti di forza dell'azione meridionalistica di Fortunato sono da una parte la sua scoperta della condizione di degrado e di debolezza, anche delle caratteristiche toponomastiche e geografiche del Mezzogiorno e del clima avverso. Un secondo punto di forza sta nell'aver avuto il consenso di Salvemini, anche se nel passato ci furono dissensi, fu la convinzione che la classe dirigente nazionale fosse incapace di risolvere i problemi del Mezzogiorno. Fortunato non pensò mai possibile un'alleanza con le masse contadine che considerava pur sempre quelle che avevano dato vita al Brigantaggio. Non per questo si può pensare che Fortunato fosse un grande conservatore insieme a Croce, come lo definì Gramsci. Basta ricordare la sua polemica contro gli abusi demaniali, la sua denuncia dei residui di mentalità feudale. E poi, d'accordo con Salvemini e Gramsci, definì la borghesia meridionale come usuraia e spogliatrice delle classi umili. Quindi Fortunato capì benissimo che molte delle questioni sociali e dei disagi del Mezzogiorno erano frutto di una borghesia avida.  Gli ultimi anni della sua vita li trascorse a Napoli. Una grave malattia agli occhi non gli fece pubblicare opere di un certo interesse, frutto di ricerche e di riflessioni. Morì a Napoli il 27 luglio 1932.

Giustino Fortunato Senior nacque a Rionero il 20 agosto 1777, laureatosi in legge a Napoli, insegnò matematica nel collegio militare nella Nunziatella. Durante il governo di Gioacchino Murat fu nel 1809 Procuratore generale della Gran Corte Criminale e, l'anno dopo referendario del Consiglio di Stato, che aveva il compito di riformare le circoscrizioni del regno. A lui va il merito di aver fatto firmare a Gioacchino Murat il 1° maggio 1811, il decreto con il quale Rionero divenne comune autonomo.

Michele Granata nacque a Rionero il 25 novembre 1748, studiò a Napoli, dove entrò giovanissimo nell'ordine dei Carmelitani. Fu professore di filosofia e matematica all'Accademia Militare di Napoli. Nel 1787 fu arrestato con l'accusa di aver radunato gente all'entrata dei francesi nella Piazza di Mercato, predicando contro la monarchia e le persone reali. Fu liberato nel 1798, nel 1799 prese parte attiva alla politica napoletana. Fu tra i maggiori esponenti della società patriottica. Fu arrestato, processato e condannato a morte il 12 Dicembre del 1799.

Vincenzo Maria Granata, pronipote di Michele Granata, nacque a Rionero il 1° maggio 1828. Quindicenne entrò nel convento dei minori riformatori di Laurenzana (Potenza). Nel 1850 si trasferì a Napoli, nel 1858 si adoperò per assistere gli ammalati colpiti dal colera. Nel 1887 emigrò in Brasile, dove insegnò la lingua latina. Nel 1889 il poeta ritornò a Rionero, dove riprende l'insegnamento privato fino alla sua morte avvenuta il 19 aprile 1911. Particolarmente interessanti le sue poesie dialettali che rappresentano un patrimonio culturale e folkloristico.

Francesco Pallottino nacque a Rionero il 1851 morì il 1914, studiò a Napoli e in seguito svolse la sua professione di farmacista a Rionero. Ci ha lasciato pregevoli monografie sulle acque minerali, scrisse opuscoli “Il Vulture e la sua regione vulcanica”, “Le acque minerali della Francesca” e “Le acque minerali di Monticchio”. Fece, anche, studi particolari sulle fontane di Rionero (Fontana Maruggia, Fontana dei Morti e Fontana Grande).

Capitano Michele D'Angelo nacque a Rionero il 30 agosto 1868, nel 1888 fu ammesso all'Accademia militare di Modena e successivamente a quella di Torino. Promosso capitano nel 1907, assunse il comando di una batteria del I reggimento di compagnia. Nel 1912 parte per Derna per partecipare alla guerra italo-turca. Muore nel corso di un aspro combattimento con molti suoi artiglieri il 3 Marzo dello stesso anno. Sarà decorato con medaglia d'oro al valor militare e ricordato con un'epigrafe, posta dall'On. Fortunato nella Piazza Principale del paese.

Generale Giuseppe Pennella nacque a Rionero in Vulture l'8 Agosto 1894. Grande eroe della Prima guerra Mondiale durante la quale caddero 167 valorosi rioneresi. È ricordato pure come scrittore, conferenziere e musicista. Dal 26 Aprile al 24 Maggio 1917 dirige, come comandante della 35° divisione, un corpo di spedizione in Macedonia e, nel Marzo del 1918, fu designato da Armando Diaz per il comando dell'VIII° armata del Montello, distinguendosi nella battaglia del Solstizio. La Biblioteca Fortunato conserva la corrispondenza del Generale Pennella con Giustino Fortunato.

Gen. Aurelio Cappiello nacque a Rionero il 13 Agosto 1898. Si arruolò nel 1917 sul fronte della II Armata. Dal 1931 al 1934 va in Somalia con il corpo delle truppe coloniali. Nel 1953 divenne Colonnello dei Carabinieri, va a reggere la Legione di Cagliari mentre nel 1956 passa al Comando della VII° Brigata di Padova. Nel 1960 è posto al Comando della divisione “Pastrengo” di Milano, con il grado di Generale di Divisione. Successivamente è trasferito a Roma con l'incarico di vice Comandante generale dell'Arma. Fu più volte decorato al valore militare, si spegne a Roma nel 1962.

Gen. Nicola Russo nacque a Rionero il 22 Ottobre 1897. E' protagonista ed eroe nella 2° Guerra Mondiale, che tra l'altro vide la morte di 182 rioneresi. Inviato sul fronte albanese per la frequenza di un corso allievi-ufficiali di complemento, conseguì il grado di Sottotenente e successivamente di Tenente del Reggimento d'Artiglieria da Campagna. Fu congedato nel 1920 e decorato con la croce del merito di guerra. Durante la 2° guerra mondiale si distingue nelle campagna d'Africa e di Spagna e per altre due nei Balcani, fregiandosi del grado di Colonnello Maggiore. Si fregiò di due croci di guerra. Nel 1942 è fatto prigioniero in Russia per undici anni. Ritornò nel 1954 conseguendo il grado di Comandante Maggiore. Morì a Roma il 20 Aprile 1959.

Michele Rigillo nacque a Rionero il 28 Gennaio 1879. Negli studi fu aiutato da Giustino Fortunato. Divenne professore di Lettere. Interessante divenne il lungo carteggio che intrattenne, quasi quotidianamente, con Fortunato durante la partecipazione dello stesso al  primo conflitto mondiale. Nei suoi messaggi si leggono le preoccupazioni sulla guerra definita “lunga, faticosa ed estenuante”. Fu scrittore, letterato, poeta e critico d'arte. Autore di numerose opere, fu ammirato dal Carducci per la sua lirica “Fontana Maruccia”, scritta nel 1902. Morì a Parma nel 1958.

Raffaele Ciasca nacque a Rionero il 26 Maggio 1888, frequentò il primo anno di facoltà di Lettere all'università di Napoli. Giustino Fortunato lo presentò a Gaetano Salvemini, che lo aiutò a studiare all'Istituto di Studi Superiori, laureandosi e sostenendo una tesi di notevole interesse pubblicata nel 1916. Partecipò alla Prima guerra Mondiale con il grado di Ufficiale di artiglieria. Fu decorato con la croce di guerra al valor militare. In seguito si laureò in giurisprudenza; insegnò a Genova e Cagliari. Fu preside della facoltà di Scienze Politiche a Roma. Fu eletto senatore nel 1948 e rieletto nel 1953. Fece parte del movimento federale europeo. Nel 1958 fu nominato Presidente del Consiglio Superiore dell'Istruzione. Fu fregiato per la medaglia d'oro per la cultura e accademico dell'Accademia Nazionale dei Lincei. Morì il 18 luglio del 1975.